F**k the standard, F**k the big, ma la finisci di dire parolacce! Dai, si fa per scherzare. Il senso sarebbe quello di pensare in maniera non consona, di vedere le cose in un altro modo, e mandare a quel paese gli standard e chi li ha creati, è il solo modo che mi è venuto in mente per farlo.
Per ricentrare la responsabilità su ciascuno di noi e renderlo protagonista delle proprie scelte e consapevole delle proprie responsabilità senza dare la colpa agli altri.
Ma mica solo perché “i padroni del mercato del caffè” sono anche i proprietari degli standard, ma anche perché rendendoci le cose facili e a portata di mano, rendono il nostro gusto e la nostra consapevolezza, piatta e sterile. Vedi come si diventa pizzosi detto così?!
Rileggendo il titolo dell’articolo invece penso che sarebbe proprio un bel titolo per un romanzo o un racconto stile spy story, magari ti ho dato una idea.
Naturalmente la responsabilità è nostra: siamo pigri e ci abituiamo a sapori spesso banali, che ci danno sicurezze confortevoli e a volte vuote.
Chi sono i padroni del caffè?
Faccio per scherzare un po’, ma neanche tanto. Prima di tutto le cifre, e quello che le cifre dicono è chiaro: più del 40% del mercato del caffè è gestito da solo 15 aziende di torrefazione.
Non è un numero piccolo se pensi che il caffè è la materia prima più commercializzata al mondo dopo il petrolio.
Gli altri padroni del caffè
Un altro numero molto importante è quello che riguarda il restante 60% della produzione mondiale, tutto il caffè rimanente è coltivato da micro aziende spesso unifamiliari.
Questo caffè così prodotto solo da qualche anno è a disposizione del mercato mondiale grazie a opere consortili che riescono a fare una massa grande da poter essere commercializzata.
Non solo, oggi, grazie al lavoro di alcune cooperative locali, è anche possibile trovare piccoli lotti, tracciati, di cui si riesce a conoscere non solo la provenienza, ma anche l’agricoltore che lo ha prodotto.
Un esempio su tutti potrebbe essere il caffè Etiope. Forse uno dei caffè più affascinanti e certamente il più antico al mondo. Grazie ad alcune innovazioni commerciali apportate al tessuto produttivo alla fine degli anni 2000 ha permesso un radicale miglioramento nelle condizioni dei produttori.
Pecca del sistema produttivo Etiope, rimane ancora la scarsa tracciabilità delle mono origini. Un esempio virtuoso in tal senso invece, è quello del Burundi che, grazie alla istituzione delle Sogestal (sono le società che gestiscono la lavorazione del caffè) riescono a tenere traccia dei lotti di produzione e del territorio di provenienza del caffè. Un po’ come fanno le cantine sociali col vino, o i frantoi con l’olio.
Questi in definitiva sono i due modi in cui possiamo entrare in contatto col caffè nel mondo:
- Grandi produzioni che tendono ad uno standard continuativo
- Micro produzioni locali con quelli che oggi si chiamano Speciality Coffee, uniche.
Come funziona il mercato del caffè
Il mercato del caffè mira alla standardizzazione, pensaci, da una particolare marca di caffè tu vuoi che sia sempre uguale. Ma il caffè prima di tutto è un prodotto agricolo, cambia anno dopo anno. Ma non solo.
Ogni caffè, oltre alla zona di origine, alla lavorazione e al tipo di caffè, ha un proprio gusto particolare. Ma quello che tu trovi nel sacchetto macinato o nella tua capsula, altro non è che una miscela, spesso tostata in maniera molto scura, fatta per essere sempre uguale a se stessa, anno dopo anno, dopo anno, dopo anno.
La falsa scelta di essere liberi
Nessuno di noi può sapere che caffè c’è dentro ad un pacco comprato al supermercato, perché qualunque cosa ci sia, quello che c’è non è importante, è importante solo che sia sempre uguale.
I grandi torrefattori, fanno proprio questo, creano un gusto sempre standard per un pubblico abituato ad un gusto scelto una volta e per sempre uguale.
Un po’ come in The Truman Show, continuiamo a fare delle scelte che sono state programmate da altri per renderci la sensazione di provare che siamo liberi. Ti metto un video interessante, da guardare con leggerezza però.
Think out of the box, gusta fuori dal coro
E quindi? che vuoi? devo bere il chinotto invece della cola?
Io niente, volevo solo farti pensare al caffè in un altro modo rispetto a quello che avevi fatto fino ad ora. Ma non perché dietro ci sono motivazioni solo etiche o filosofiche, ma solo perché a guadagnarci sarai tu, come gusto!
Se vuoi scoprire questo mondo puoi scegliere il caffè di un piccolo torrefattore locale che ha scelto uno Speciality Coffee, ce ne sono; oppure, se ti senti pronto per fare come Truman e vuoi uscire dalla caverna, puoi cominciare a tostare il tuo caffè da solo.
Sei pronto?
Per la foto in evidenza ringraziamo Photo by ideadad on Unsplash