Perché il caffè non è come il vino?

Caffè e vino

Sembra una sciocchezza tautologica a cui rispondere dicendo: “…e grazie al cavolo, se è caffè come può essere vino?

…e va bene, ma veramente, come stanno le cose? e quando dico veramente intendo proprio da un punto di vista gnoseologico, come a dire, perché le cose stanno così?

Se già sei stata o stato su questo sito, sai che lo stile è quello da conversazione al bar, anche perché, si dai, insomma, a vederla così come è posta la questione sembra proprio una conversazione da bar. Anche se c’è da dire, che molte delle conversazioni che mi hanno cambiato la vita le ho fatte al bar di sera tardi e non all’università.

Il fatto può essere inquadrato in questi termini: il caffè è una commodity, il vino no. Teniamolo li, anche se non conosciamo per bene cosa significa commodity, prendiamolo per buono e andiamo avanti.

Quali sono le cose che rendono caffè e vino uguali?

Vino e caffè da un punto di vista strettamente merceologico, possono essere la stessa cosa: sono due prodotti agricoli. Ma non solo: hanno diverse varietà, la loro qualità e il loro gusto cambia a seconda del clima, delle condizioni atmosferiche dell’anno, dell’età della pianta, del tipo di pianta, dell’orografia dei campi, del momento della raccolta e non per ultimo, dalla tecnica usata per lo stoccaggio una volta raccolti.

Nel vino lo stoccaggio lo possiamo chiamare vinificazione; nel caffè, lavorazione prima della commercializzazione del caffè crudo.

Insomma, il caffè è una derrata alimentare che ha una molteplicità di variabili e di peculiarità che rende ogni raccolto, singolo. Come il vino.

Ma perché allora vino è caffè sono diversi?

vino e caffè

Sono diversi perché noi li trattiamo come diversi.

E’ più facile di quello che sembra, ma come nei film gialli o nelle serie tv sulle mafie: segui i soldi e capisci il mondo intorno a te.

Oppure potremmo approcciare il problema da un punta di vista marxista, che anche se non va più di moda, sempre di più il mondo è incardinato su quei binari.

Perché il vino non è una commodity

Ecco, adesso conviene approfondire il tema. Cosa è una commodity e perché il vino non lo è mentre il caffè si.

Commodity: Locuzione anglosassone che descrive ogni tipo di merce o materia prima tangibile e fruibile sul mercato, facilmente immagazzinabile e conservabile nel tempo. Deriva dal francese commodité, con il significato di ottenibile comodamente.

Treccani, Dizionario di economia e finanza

In italiano potremmo tradurre commodity come “bene indifferenziato”, che è sempre uguale a se stesso anche se a produrlo sono soggetti diversi. E il vino, nonostante ci siano state pressioni da parte di alcuni produttori, rimane -per il momento- una non commodity.

Insomma, una commodity è un prodotto che si compra e si vende sulle borse del mondo senza che le materie prime siano distinguibili le une dalle altre.

Spumante e succo d’arancia

La riflessione nasce in queste settimane in ambito vitivinicolo sugli spumanti Asti. In un articolo di Lorenzo Biscontin su Vinix.com e ripreso da Fabio Piccoli su Winemeridian.com, veniva messa in luce la natura non commodity del vino, ma anche le pressioni del mercato per renderlo tale:

Secondo Biscontin l’idea del vino commodity “è uno dei più grandi equivoci ricorrenti nel vino italiano. Il vino non è quasi mai una commodity per il consumatore finale. Ovviamente all’interno di un marchio, i prodotti con il medesimo marchio sono totalmente fungibili, ma questo non fa di loro una commodity. Mi spiego, se voglio comprare una Range Rover Evoque e vado a vederla in tre concessionari diversi la comprerò da quello che mi fa il prezzo più basso, ma questo non fa della Range Rover Evoque una commodity.

Continuerò a ripeterlo finché avrò voce: l’Asti Spumante non è una commodity, il Prosecco non è una commodity, il Pinot Grigio IGT delle Venezie non è una commodity, il Chianti Classico non è una commodity, il… Proseguite voi a piacere. Perché è importante ripeterlo? Perché se adotto delle strategie da commodity per un marchio che non lo è, i problemi si aggraveranno invece di risolversi. Una commodity si basa sul fatto che la domanda sia rigida al prezzo, quindi una strategia di controllo dell’offerta permette di aumentare l’incasso totale dei produttori e la massimizzazione del profitto si ottiene attraverso la massimizzazione dell’efficienza produttiva”.

Winemeridian

Segui i soldi, per l’appunto. Tradotto in termini a noi comprensibili, con le commodity i detentori delle stesse guadagnano maggiormente, perché il valore viene slegato dalla singola produzione e legata a regole più ampie di mercato, con una conseguente percezione di appiattimento dell’offerta.

Inoltre con le commodity si può scommettere: la ricordi la scommessa di Rundolf e Mortimer Duke in “Una poltrona per due” sul succo d’arancia? ci si sono strozzati col succo d’arancia!

Succo d’arancia e commodity

Ecco allora che la questione sembra diventare più chiara: l’arancia la puoi comprare dal fruttivendolo e farti una spremuta; oppure puoi scegliere tra miriadi di succhi d’arancia in cui a cambiare sono principalmente i packaging, perché dell’arancia che c’è dentro… chi ne sa qualcosa?

Ma il caffè? dov’è che posso comprare un caffè e trattarlo come una arancia dal fruttivendolo?

Perché il caffè è una commodity

Il mercato del caffè è un mercato che nasce come monopolistico e coloniale, e che ci suoni o no, rimane in buona parte un mercato di quel tipo. Poche sono le indicazioni sui pacchetti di caffè, niente si sa di quello che compriamo. Ci affezioniamo a un brand e a quello ci votiamo anima cuore e papille.

Pensaci, prendi un pacco di caffè e cerca di capire cosa c’è dentro. Polvere scura, a volte viene indicata se robusta, se arabica e qualche volta il grado di tostatura, ma niente che identifichi un territorio, una cooperativa, un produttore, una specie di caffè…

f**k the big

Ma non solo, pensa anche: ogni vino ha un sapore diverso anno dopo anno, a seconda del raccolto; e questo è percepito come un vantaggio, una caratteristica peculiare del mondo del vino. E il caffè?

Che tu ci creda o no per il caffè è lo stesso, solo che ciò che per il vino è un vantaggio, per il caffè viene percepito come un difetto. Per questo che i torrefattori sono i principali fautori delle miscele, perché così facendo slegano il prodotto dalla terra e lo legano al brand.

Di un caffè scegliamo la marca perché ci piace, e ci piace perché anno dopo anno è sempre uguale. E’ questo lo sforzo delle grandi torrefazioni. Uno sforzo però che non aiuta la consapevolezza del tuo gusto e le migliaia di piccoli produttori.

Il mercato del caffè

Senza tirare in ballo il pippone dei piccoli produttori sfruttati o delle colture intensive e della sempre minor scelta che abbiamo, quello però che dobbiamo sapere per avere consapevolezza è:

Tutto il caffè del mondo passa attraverso 2 borse: questo vuol dire essere una commodity.

Il caffè ARABICA è il punto di riferimento mondiale per i contratti future sul caffè scambiati sull’Inter Continental Exchange (ICE), è prodotta principalmente in America Latina ed è quotata alla borsa di New York.

La qualità ROBUSTA rappresenta il restante 25%, è quotata alla borsa di Londra.

Verità e affari

Questo avviene perché il caffè a differenza del vino si compra e si vende come nel film di cui sopra. In molti paesi poi esistono cooperative che raccolgono le produzioni di tanti contadini e poi rivendono le produzioni a broker internazionali.

E quindi?

E quindi cosa? Il titolo dell’articolo era spiegare perché il caffè non viene trattato come il vino, e la ragione mi pare sia stata detta.

Se hai domande o vuoi partecipare alla conversazione da bar, fallo pure nei commenti.

Foto di indra pura su Unsplash

Foto di Florian van Duyn su Unsplash