Il caffè che beviamo è Nonluogo. Mi è arrivato in mente all’improvviso, come una idea a cui poi, una volta che si è formata nella testa, tutto ti appare più chiaro e semplice, un po’ come succede con le idee che vale la pena trasformare in realtà.
Cos’è il caffè che beviamo?
Prima di tutto dovrebbe essere un prodotto agricolo, allo stesso modo dei cetrioli o dell’uva, allo stesso modo del vino, e invece?
Più ci penso e ‘più penso che il caffè, invece che un Nonluogo, è un immenso generatore di senso, eppure, forse proprio in virtù di questa sua carica generativa, è stato ridotto a semplice oggetto quotidiano, in cui vale più il gesto che il senso.
La situazione Bonnie, o perché non sappiamo niente del caffè che beviamo
Bonnie fa l’infermiera, e non saprà mai che ha avuto un morto in casa. Se dovesse scoprirlo, se scoprisse in casa gangster che fanno cose da gangster, chiederebbe il divorzio e se ne andrebbe da casa. O forse butterebbe fuori di casa il marito, più probabile.
Comunque stiano le cose, anche in questo caso il caffè si dimostra essere un grande generatore di metafore e di senso.
Mi piacerebbe un giorno fare un libro intero, non di citazioni, ma di luoghi letterari in cui il caffè è il protagonista, forse comincerei da Coffee & Cigarettes, il film di Jarmush. Vabbè dai te ne metto un pezzo.
Ti rifaccio la domanda: che cos’è il caffè che beviamo?
Non lo sai, questo è il fatto. Non sa nessuno cosa ha nella tazzina quando beve il suo caffè, amico mio. E perché nessuno lo sa?
Vuoi la risposta da me? Serio? Nessuno lo sa perché è comodo così. E da questo, ne deriva che il senso del caffè si è spostato dalla sua origine agricola… a una commodity, ad una merce, pura e semplice, come fosse rame o zolfo.
Riguardo alla origine agricola del caffè, ne ho scritto in un articolo qualche tempo fa: Cosa dovresti sapere sul caffè crudo, se lo hai perso… lo puoi ritrovare cliccando.
Vabbè, questa era la parte più semplice. Un po’ come per i detective nei film americani prima di Pulp Fiction, dove di sbirri non ce ne sono proprio; la modalità per scoprire l’autore di un delitto è quello di seguire i soldi (se non è stata la moglie o il marito), almeno da Al Capone in poi (incriminato per evasione fiscale).
Follow the Money, se vuoi scoprire chi uccide il caffè
Non voglio scendere nei particolari sulla parte più semplice, però ti metto un link nelle fonti ad un podcast che ne parla in maniera molto più semplice di quello che sono in grado di fare io. La sostanza spiccia è questa, e ne ho scritto diverse volte: il caffè che compriamo è un caffè di cui al massimo conosciamo la provenienza, basta.
I padroni del caffè
F**k the standard, F**k the big, ma la finisci di dire parolacce! Dai, si fa per scherzare. Il senso sarebbe quello di pensare in maniera non consona, di vedere le cose in un altro modo, e mandare a quel paese gli standard e chi li ha creati, è il solo modo che mi è venuto in mente per farlo.
Per ricentrare la responsabilità su ciascuno di noi e renderlo protagonista delle proprie scelte e consapevole delle proprie responsabilità senza dare la colpa agli altri.
Mentre del vino sappiamo la zona di raccolta, il vitigno, la collina, a volte anche il nome dell’agricoltore, dell’agrimensore, del vinificatore, della cantina, dell’anno di produzione, del metodo di lavorazione, della data d’imbottigliamento, del caffè, se va bene sappiamo che è… macinato.
E la ragione è puramente economica. Dunque, fino a quando continueremo a consumare un caffè realizzato nel modo a cui siamo abituati, ci hanno abituato, nulla potrà essere diverso da come le cose stanno oggi, e Bonnie, la moglie di Jimmy in Pulp Fiction, niente saprà mai del “negretto disintegrato nel garage”.
Il Nonluogo del caffè
Il concetto, spesso usato in architettura, nobile arte antropologica per far esistere insieme gli esseri umani, ci torna molto utile. Si tratta di un neologismo inventato dall’antropologo francese Marc Augè.
Marc Augé definisce i nonluoghi in contrapposizione ai luoghi antropologici.
Fanno parte dei nonluoghi sia le strutture necessarie per la circolazione accelerata delle persone e dei beni (autostrade, svincoli e aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i grandi centri commerciali, gli outlet, i campi profughi, le sale d’aspetto, gli ascensori eccetera.
Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione, sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso a un cambiamento (reale o simbolico).
Wikipedia, alla voce Nonluogo
Un po’ di teoria, poca poca, perché adesso fa questo scarto e pensa al tuo caffè alla mattina… Qual’è? di che sa? Non dire di caffè che non vale!
Ancora: lo stai prendendo perché lo hai sempre fatto o perché ti piace, e cosa ti piace? oppure lo stai prendendo come prendi uno svincolo autostradale per andare a lavoro o in vacanza?
Passi da li, ma ci sei davvero? Eccolo allora che si fa più chiaro il senso delle cose. Tutto il resto è struttura, per usare termini antichi: perché fino a quando continuiamo solo a seguire i soldi scopriremo solo come va il mondo, non come potrebbe andare.
Se sei arrivato, arrivata, fin qui a leggere sei quel genere di sognatrice, sognatore, che ha i piedi fortemente piantati per terra.
Così come le piante del caffè davvero speciali, ami i posti scomodi, quelli un po’ alti, ti piace stare al sole, ma non hai paura del freddo; e forse hai pensato come me, che ad un certo punto, vorresti cominciare a guardare dentro le cose per aumentare la tua consapevolezza riguardo ad esse.
Per questo sei qui.
Bonnie, e la sua situazione
Prima o poi è capitato a tutti noi di avere una crisi, di dover scoprire cosa fare dopo aver saputo cose che prima si ignoravano.
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