Già, è proprio così, ogni caffè tostato a casa è un caffè che ha a che fare con la nostalgia! La vita scorre, e non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, se proprio ci piace un incipit filosofico, diciamo.
Come per i militari napoleonici alla conquista dell’Europa, una volta passata la battaglia, il ritorno a casa non sarebbe stato più lo stesso: Cambiato il paese, perse le fidanzate, genitori spariti: Così nasce il sentimento della nostalgia.
Caffè e nostalgia
Lo so che magari sembra strano parlare di nostalgia e di caffè tostato a casa, ma se hai tempo da perdere -vorrei capire che te ne faresti di questo tempo risparmiato- puoi provare a venirmi dietro.
Del resto, se sei qui, non è solo perché un motore di ricerca ti ha suggerito di passarci, ma perché anche tu sei un inquieto ribelle esploratore di mondi. E se non lo sei… beh, potresti diventarlo.
Il fatto del fiume e dell’acqua, del nostro incipit filosofico è una delle prime riflessioni di Eraclito, un filosofo presocratico tra i più scorbutici e rudi. E per quanto considerato oscuro, per Eraclito la realtà delle cose era nella natura.
Quella che una volta era una relazione sensoriale al mondo, una esperienza reale sulle cose e per la propria vita: “non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”, non sembra vada più bene alle nostre esistenze attuali.
Che ci succede? come ci ingannano i nostri sensi oggi? e il mondo dov’è finito?
Never ending now
In italiano si potrebbe tradurre come Presentismo, ed è un fenomeno che può aiutarci a comprendere meglio i nostri tempi. Alle brutte, male non dovrebbe fare.
Viviamo in un continuo presente, presi da un futuro che sembra non arrivare e da un passato che pare non morire mai nella sua idealizzazione. E’ un fenomeno recente, ma che ha già vari approfondimenti e approcci tra lo scientifico e il letterario.

Ne ha parlato Jacopo Perfetti nella sua newsletter Corrente, ed ho pensato che il suo opposto è un altro sentimento che da moderno, sembra diventare già vecchio, la nostalgia.
La nostalgia è proprio l’opposto del presentismo, del never ending now. Pensaci: vivere in un continuo presente che non trova il proprio senso se non nel riprodursi continuamente, e all’opposto; voler tornare ad un passato in cui il senso è dato solo dalla voglia di tornarci.
“Sempre e per sempre” (F. de Gregori)
Ci sono due versioni della nostalgia: la prima è che la nostalgia prende a chi è lontano da casa e si cura tornandoci; la seconda -che mi piace di più- è che la nostalgia una volta che ce l’hai non ti molla più, neanche se torni a casa, perché nel frattempo la casa è cambiata.
Ecco, la nostalgia mi sembra che possa essere una cura per questo “presentismo”, questo vivere nel presente senza essere presenti, distratti da continue notifiche e scrollate di cui non ricorderemo nulla tra un istante. Mentre intorno a noi il mondo dove esiste non si sa.
Se cosi fosse sarebbe ironico: la nostalgia che nasce come malattia sarebbe la cura al presentismo? E come ci curerebbe?
C’è un quadro di Magritte che prova a suo modo a descriverlo in maniera surreale, in un giallo nebbioso, tutta l’atmosfera è sospesa e indifferente. L’ho fatta modificare dall’AI e ci ho fatto mettere una tazza di caffè, tanto per rimanere in tema.
Nostalgia e caffè
Gira gira, prima o poi dovevo arrivarci. Tra le varie prove di tostatura che sto facendo, ho scoperto un caffè che è proprio nelle mie corde, si tratta di un Bourbon Rojo brasiliano lavorato naturale. L’ho tostato diverse volte sia col mio padellino che con la tostatrice ad aria. Ed erano giorni ormai che lo bevevo.
Poi, mentre prendevo il caffè di metà mattina, quando piano piano la temperatura si stava abbassando, mi è arrivato un sapore che doveva essere come quello delle madeleine di Proust, ma senza alcun ricordo.
Mi ha dato dei sapori e delle emozioni che le volte precedenti non mi aveva dato. Quel lotto lo avevo tostato col padellino. Va da sé che lo avrei voluto sempre così.

Finiti quei 60 grammi ho provato di nuovo a tostarlo come avevo fatto col precedente.
Ho un quadernetto in cui riporto le mie tostate, più per far finta di essere preciso che per un uso davvero sensato.
Così, ho tostato nuovamente diversi lotti accelerando o dilatando le varie fasi della cottura.
Ho fatto diversi livelli di tostatura, ma quel gusto così straordinario non l’ho più recuperato.
Perso, come l’amore della mia giovinezza, e la giovinezza.
E questo, come puoi immaginare, mi porta a fare delle considerazioni che vanno oltre la tecnica di tostatura del caffè e l’industrializzazione dei sapori.
La vera presenza è essere presenti
Se invece di essere un caffè tostato a casa da me, fosse stato un caffè in polvere acquistato al supermercato, magari quella emozione mi sarebbe potuta ugualmente arrivare.
Magari il gusto non era intrinseco del caffè, ma forse da quello che avevo mangiato prima, o da una amplificazione della mia capacità di percepire i sapori. Vai a sapere!
Quello che però non sarebbe potuto accadere è la ricerca di quel gusto e di quel sapore che continuerò a provare a ricostruire nelle prossime tostature di quello stesso caffè.
E poi quel caffè finirà.
Terminerà il raccolto del 2022 e arriverà quello nuovo.
E il nuovo raccolto sarà certamente diverso rispetto a quello precedente.
Mentre i pacchi del caffè al supermercato saranno sempre uguali, forse potrà cambiare il design, ma di poco, per non compromettere la riconoscibilità e lo standard dei vari brand.
Se vuoi sapere di più su come si costruiscono i caffè dei grandi torrefattori, clicca sul link del prossimo titolo
Il vero gusto del caffè
Cantami o Diva…
del gusto vero della vita.
Vabbè, senza esagerare la misura, penso che tostare a casa il proprio caffè, è un modo, come ce ne sono anche molti altri, per essere più consapevoli.
Consapevoli del fatto che ogni attimo può diventare parte della nostra vita, anche grazie ad un caffè vero, se ci lascia intravedere uno spiraglio alla nostalgia, e la strada per tornare a casa.
Tutto torna al mare, e spesso lo fa passando dai fiumi. Coi fiumi eravamo partiti, coi fiumi arriviamo.
Questi sono i miei fiumi
Contati nell’IsonzoQuesta è la mia nostalgia
G. Ungaretti, I Fiumi
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Metto su il caffè, ti fermi? Se te ne vai, non sai che ti perdi!
Devo fare opera di debunking su quanto ho scritto. La versione della storia sulla nostalgia l’ho ascoltata dalla viva voce di Vinicio Capossela, che probabilmente negherà. Forse l’ho sognato non saprei. In ogni caso la storia, anche se non identica, è molto simile.
Non fu un medico al seguito delle truppe napoleoniche, si trattò di uno medico alsaziano che notò l’insorgenza della “patologia” nelle truppe dei soldati mercenari svizzeri al soldo di Luigi XIV.
C’è anche la data ufficiale della nascita di questo sentimento, perché il dottore, che era ancora solo uno studente di medicina, per la sua tesi di laurea, nel 1688, scelse il titolo “Dissertazione medica sulla nostalgia”.
Fonti:
- Internet Archive: Marinai profeti e balene, Vinicio Capossela, 5° Episodio, Nostos
- Jacopo Perfetti, Corrente, n° 65
- Wikipedia, Voce Nostalgia

